Mi-là-no Mi-là-SI

Pubblicato il 27 Gennaio 2014

Nel 1996 approdavo a Milano dal paesello dove avevo vissuto per i miei primi 17, quasi 18 anni.

Ricordo l’ultima sera a Verona con gli amici del liceo, quando per salutarmi mi hanno issata su un cassonetto della monnezza. Non ricordo il perché, quindi è probabile che fosse un atto di bullismo seguito da rimozione post-traumatica. L’amica E. mi disse: "ecco l’anno prossimo avrai dei nuovi amici e ti dimenticherai dei vecchi". Io ci speravo, invece l’amica E. continua ad esserci e viene tutti i week end a trovarmi. E ho i nuovi amici e i vecchi e i nuovi dei vecchi e i vecchi dei nuovi. Ed è un po’ colpa dell’amica E., che ha schifato Milano per 30 anni, poi si è fatta coraggio ed è venuta qui. Finalmente mi ha dato soddisfazione e ha ammesso quanto è perfetta Milano. Il problema è che ora non se ne va più e ogni volta che viene si accorcia di qualche mese la mia aspettativa di vita.

Milano mi è sempre piaciuta, fin da quando, bambina, venivo a trovare i parenti. Vedere la Stazione Centrale e la sua volta liberty mi riempiva di emozione. Era il destino. Ancora oggi i lavori in Piazza Duca d’Aosta che sono lì, immobili, elegantissimi e ostruenti da almeno cinque anni mi riempiono di eccitazione.

Dal 1996 la mia vita milanese ha subito un’unica interruzione, di poco più di un anno, ma anche allora, mi bastava salire sul treno mi dava una scossa di adrenalina e mi risvegliava dal torpore. Reazione indispensabile per affrontare la discesa in città. Perché come metti piede sul suolo milanese devi correre. Correre tantissimo per percorrere il binario. Correre tantissimo per prendere i mezzi. Correre tantissimo per arrivare a casa. Correre tantissimo per prendere l’ascensore (e possibilmente far chiudere il cancello dietro di te prima che entri il vicino). Perché? E’ un mistero. Sospetto sia per dimostrare a tutti e a te stesso che non sei a Milano per il panorama, per passeggiare, per cazzeggiare e goderti l’aria buona. Sei lì per faticare, per lavorare, per il business. L’altro motivo è che speri che correndo non ti riescano a scippare. Questo almeno è il mio.

Quando arrivi a casa sei già stanchissimo. Il che è perfetto, perché immediatamente assumi la giusta aria stressata: occhiaie, pallore, fiato corto. Per sicurezza ci fumi anche sopra, così puoi aggiungere la tosse e ingiallirti la pelle. A quel punto sei davvero pronto per immergerti nelle mille luci della città. Quante volte ho sentito dire: ”Milano ti offre così tanto. Concerti, teatro, mostre. Puoi fare ogni sera una cosa diversa!”. E tu, milanesissimo, non ci vai. Perché tanto non ti interessa e l’uva comunque era acerba. Perchè la cosa più importante che ti offre Milano è un’infinità di attività commerciali di somministrazione di bevande alcoliche. I bar, insomma. Ci sono circa ottocento banche, seicento supermercati e almeno ottantamila bar. Uno per ogni gusto (dei gusti della maggior parte degli avventori dei bar milanesi parleremo un’altra volta). Questo è a dire il vero quello che più amo di Milano. Pensare, decidere dove andare, scoprire dove ci sono i dj set e le serate a tema, suddividerli per zona, clientela, prezzi medi. Valutare la possibilità di parcheggio, la (s)comodità per tutti gli amici, la durata del buffet. Mi sento così viva. Così felice. Così giovane. Così piena di possibilità. E infatti alla fine vado in quello sotto casa. Be’ è comunque una possibilità averne uno lì sotto eh! (Ecco, adesso voglio un mojito).

Amo Milano e ve lo dirò ancora e ancora.

Cretina

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Scritto da Cretina

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