Felice San Valentino

Pubblicato il 14 Febbraio 2014

Ci sono poche certezze nella vita: il passare delle stagioni, le ferie estive e le date ricorrenti: Natale, capodanno e San Valentino.

San Valentino arriva ogni anno, inesorabile e ti costringe ad una analisi olistica comprendente ogni aspetto della tua vita e personalità, dall’adolescenza a oggi. Perchè l'amore, si sa, fa girare il mondo (e a volte non solo il mondo) e non si può ignorare. Io per esempio ogni anno faccio i conti: san valentini in coppia vs san valentini senza coppia. Inutile dire quali vincono, ma in fondo sono solo alla mezza età, conto di rifarmi.

I fumetti esteri ci hanno insegnato, da piccini, che a San Valentino si regalano cioccolatini e letterine. Qui non mi risulta si usi. O quanto meno "ai miei tempi" non si usava, quando c'era carnevale e non halloween, quando c'era la coppa italia e non il super bowl. Qualcuno però si faceva influenzare anche in tempi non sospetti, come ad esempio il mio compagno delle medie MF. MF, non solo M, perché alle medie ci si chiamava per cognome, o per nome e cognome, se suonava bene; un po’ come adesso che c’è facebook (che simpatica la Rita Barlocchi! ma con chi sei dici? Con Martino Bruce Waine Buzzetti? E così via). MF era il mio compagno di banco. Alto (diciamo) la metà di me, volto sorridente, a ben vedere un bambino caruccio, se ti capitava di guardarlo in faccia mentre stava in piedi sulla sedia. Purtroppo, il povero MF non era propriamente un esempio di successo educativo della scuola italiana, motivo per cui eravamo compagni di banco, ma era, come si dice dalle mie parti, un bravo butèl. Fatto sta che un giorno, il 14 febbraio del millesettecentoequalcosa, citofona a casa mia. Sale, si ferma in ingresso e mi porge un’insospettabile scatola di baci perugina, avvolta da un cartoncino raffigurante Snoopy che bacia Woodstock, con lo sfondo di un cuore.

Punto uno: solo ora realizzo che era una scatola di cioccolatini a tema gaio. Punto due: l’insospettabile era davvero insospettabile. Mai uno sguardo in più, mai un sorriso, mai un approccio. Così, d’amblè  (si scrive così no?) salta su con un regalo di San Valentino.

Punto tre: tutta questa scena si svolse davanti a me.

E a mia madre.

E a mia sorella.

Per nulla invadenti, si piantrono anche loro lì in ingresso a osservare MF dichiararsi. Non ricordo se avessero anche preparato dei pop corn per l’occasione. Credo che stessero lì, più che per vedere come andava a finire, per incredulità. Ma pensa te, qualcuno le fa il filo, alla secchiona.

In quel momento, MF stava provando il primo imbarazzo della sua vita, dichiarandosi davanti a un pubblico. Dubito abbia mai più proposto fidanzamenti suonando a sorpresa il citofono.

Io, invece, stavo dando il primo due di picche della mia vita. Provando per la prima volta il mio classico discorso articolato: “Grazie. Comunque no.“

Seguì il silenzio. Sorrisi di circostanza. Strette di mano. Pacche sulle spalle. "Be' non te la prendere" (questo detto da mia madre, completamente partecipe). "A domani eh".

Non so se MF abbia mai superato il trauma derivato da questa scena agghiacciante. Io, di sicuro, sono stata punita dalla collera divina, perché per almeno una ventina d’anni boia che qualcuno mi avesse più regalato i cioccolatini. A ben pensarci, non ricordo di aver mai più ricevuto regali per San Valentino, né da insospettabili, né da chi di dovere. (Ripeto le parole chiave: San valentino-Oggi-Cioccolatini-Chididovere).

Per questo forse quella scatola di cioccolatini, che celebrava l’amore moderno tra Snoopy e il pennuto, è ancora sulla mia mensoletta in camera. Vuota, mi pare ovvio. Ho dovuto mangiarli tutti i cioccolatini, a manciate. Dovevo onorare il sacrificio di MF. A saperlo però, me la facevo durare di più.

 

Cretina

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Scritto da Cretina

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