Flussi di coscienza

Pubblicato il 25 Febbraio 2014

Stamattina sono stata per un po’ davanti al computer in attesa che si avviasse e ho pensato.

Mentre aspetti che si avvii windows fai in tempo a comporre un poema epico, ma stamattina l'attesa è stata più lunga del solito.

Perché il computer in realtà non l’avevo mai acceso.

Quando ho realizzato, erano già passati quei bei 5 minuti. Allora ho acceso lo schermo e l’hard disk. Poi in realtà con questa mossa avevo spento l’hard disk, che era già acceso e acceso lo schermo, che era spento. Così ho iniziato a toccare tasti a caso: spegni la ciabatta, accendi la stampante, attacca le casse, tutto in modo convulso, insomma dai e dai alla fine son qui che riesco a scrivere.

Tornando a noi, mentre aspettavo e pensavo, sono stata presa da uno “stream of consciousness” alla Joyce (paragone modesto, me l'ha appena detto il mio Ego qua di fianco). In pratica, è come il gioco delle associazioni di idee, avete presente? Dici una parola, quello dopo ne dice un’altra che abbia un nesso logico e così via. Il gioco finisce quando torni alla prima parola. Un esempio: salame, maiale, peppa pig, nipote, bava, salivazione, Pavlov, fame, salame. Vinto!

Oppure come quando Cretino deve fare conversazione con una persona che non conosce e che incautamente ha deciso di fargli compagnia in macchina mentre si va a sciare in gruppo e allora la sommerge di parole, concetti, racconti senza mai prendere fiato, per almeno tre ore (un esempio a caso eh, S da allora non è più la setssa). Soltanto che, rispetto ai monologhi Cretini, nello stream of consciousness c’è un po’ più di collegamento tra un concetto e l’altro.

Ecco, a me capita spesso di fare queste cose nella mia testa (ho detto che faccio delle cose nella mia testa? non è così, era per dire. andate via adesso. via tutti). Soprattutto, quando arrivo ad un certo punto del flusso, mi piace andare a ritroso e ricordare da dove sono partita. Oggi per esempio è andata così:

Uff che ansia il lavoro - Ma ne valesse poi la pena - Per dire, chi si ricorderà mai della lettera che ho scritto l'altro giorno sul caso x? - Nessuno - Del resto, l’unica cosa immortale è l’arte - Eh, bisognerebbe fare gli artisti- Tipo l’omino greco che ha plasmato il vasetto bianco e rosso che è ora al Metropolitan di New York. Lui non si sarebbe mai immaginato che il suo vasetto sarebbe stato visto dagli uomini del 2014 - Invece il suo vasetto è lì, nel 2014 e sa com'è il futuro - Magari l'omino greco avrebbe voluto essere lui stesso a vedere com'è il 2014 - Del resto, questo è impossibile. Come poteva riuscirci? Trasferendo la sua anima nel vasetto? - Come gli horcrux di Voldemort! (il cattivo di harry potter che spezzetta la sua anima e la mette negli oggetti, n.d.C.) - Sta a vedere che è per questo che si dice “metterci l’anima” quando fai qualcosa di importante! - Ostrega, che illuminazione! - Ma perché poi sono arrivata a sta cosa? Ah si, il lavoro, l’immortalità, l’anima.. il lavoro ho detto? ma all’anima delli....

Vinto!

Più o meno è andata così. Perché ve lo racconto? Per aprire una discussione sul valore del lavoro, sulla crisi economica, sull’arte? Ma figuriamoci. Ve lo racconto per capire se capita anche a voi. Perché a me succede spesso e mi sembra di non essere tanto normale.

Buon martedì.

Io magari riavvio il sistema...

Cretina

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Scritto da Cretina

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