No Martini, No esame

Pubblicato il 12 Febbraio 2014

Cretina studia, e credo lo faccia da sobria. Ai tempi dell'università il nostro tasso alcolico era costantemente sopra i limiti consentiti dalla legge.

Ricordo una mattina di essermi svegliato sul pavimento a casa di un amico, e dopo aver scavalcato un paio di cadaveri ed essermi sciacquato la bocca con della Coca Cola (e un po' di rum), andai in università per sostenere un esame. Mi presentai puntualissimo alle 8.30 e mi venne consegnato il compito di Informatica, peccato avessi studiato per Chimica Analitica. Un piccolo disguido di date, ero in anticipo di una settimana. Dato che sembrava poco cortese alzarmi e andarmene subito, rimasi seduto a fissare il vuoto. Il destino però mi venne in aiuto quando un ragazzo entrò in ritardo in aula, lo stesso ragazzo che avevo salvato da morte certa la sera prima facendogli ingurgitare una fetta di limone impanata in polvere di caffè e sale. Lui vomitò e il coma etilico fu evitato.
Si sedette accanto a me con lo sguardo della morte ancora negli occhi e mi fece copiare tutto. Passai lo scritto e il pomeriggio stesso sostenni anche l'orale, in un crescendo di faccia di merda. Studiai l'argomento dell'unica domanda che non feci in tempo a copiare e spavaldo mi presentai all'esame. Presi 27. Poi dicono che le università italiane non funzionano.
Comunque imparai la lezione, smisi di studiare definitivamente e mi dedicai completamente alle feste.

Altro giorno, altra festa, altro esame. Piccola premessa, io e la matematica ci schifiamo dagli albori dei tempi. Ancora adesso non conoscono la tabellina dell'8: 8, 16, 24 e poi inizio a contare con le dita. All'esame di Analisi 1, dopo aver superato inspiegabilmente lo scritto, mi presentai all'orale e dopo un'ora di pianti, del professore, venni liquidato con un 19. Mi salutò stringendomi la mano e disse: “Si vede che di matematica non capisce nulla ma ho apprezzato l'impegno”. Traduzione: non posso mica punirti perché sei stupido e geneticamente ritardato. Sottotitolo: e col cazzo voglio rivederti!
Quindi quando decisi di affrontare l'esame di Statistica, lo feci con la rilassatezza di un santone indiano, ovvero studiando il meno possibile e presentandomi a tutti gli appelli possibili e immaginabili. Prima o poi avrei imparato qualcosa o il professore si sarebbe stufato di vedermi. Volevo prenderlo per sfinimento.
Serata universitaria terminata all'alba, from disco to disco from town across town, mi diressi in università e mi addormentai un'oretta nel parcheggio per poi presentarmi fresco come una rosa allo scritto di Statistica. Era la quarta volta nel giro di due mesi che tentavo l'esame. Mi presentai con il segno della cintura di sicurezza sulla tempia sinistra e una maglietta con la scritta “Se sembro ubriaco probabilmente lo sono”. Il professore passò tra le file per consegnare il compito, mi guardò in faccia e chiese se stavo bene. Risposi che avevo fatto tardi sui libri, lui guardò il timbrino della discoteca sulla mia mano sinistra, alzò gli occhi al cielo e si allontanò. Presi 26.

Da tutto ciò si evince che l'alcol potenzia e amplifica le mie capacità cerebrali, checché ne dicano i dottori. E comunque finché non faccio un encefalogramma rimango della mia idea.
La prossima volta vi racconterò di alcune feste memorabili
di cui conservo bellissimi ricordi. Ricordi un po' sfuocati e vagamente annebbiati, ma comunque bellissimi. Almeno credo.

Scritto da Cretino

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