Should I stay or should I go

Pubblicato il 13 Gennaio 2014

Per alcuni mesi della mia vita ho fatto parte dell’eccitante categoria degli “italiani all’estero”. Vorrei poter dire di essere stata anche una di quelli della “fuga dei cervelli”, ma la verità è che il mio cervello io non ho mai avuto il piacere di conoscerlo. Probabilmente è sì fuggito, ma in età perinatale.
La mia “esperienza all’estero” (che va fatta eh, perché ti apre la mente, in America metti su peso e l’Inghilterra costa troppo) è durata il giusto tempo per permettermi di far apparire il  mio cv migliore di quanto non sia. Inoltre, ha dato modo a mia sorella di inorgoglirsi con gli amici. “Mia sorella è in America” “Ah si?Dove?” “Eh..(orgoglio) .. a Yale” “Woooww, quello di Una mamma per amica! (vabe’.. basta che se ne parli). E quanto sta?” “4 mesi!”. silenzio.. “Ah”.
E qui si chiudeva la conversazione.
Si va bene, sono stati solo 4 mesi. Il tempo che certa gente usa per fare le vacanze. Ma questo mica c’è scritto sul cv. E poi comunque ho imparato tantissimo in quell’occasione.
Ho capito per esempio che tutti i luoghi comuni degli italiani all’estero sono veri, così ho deciso di sfatarli tutti. Tanto per cominciare non sono ingrassata. Sulle motivazioni si apre un immenso capitolo dal titolo “vita coi messicani”, che tratterò in futuro.
Gli italiani all’estero partono e dicono che non hanno alcuna intenzione di frequentare solo italiani. Che li schifano loro gli italiani. All’estero per di più. Giustissimo, se no non impari la lingua non ti apri la mente non impari lo slang e non puoi postare foto del tuo amico Abzullah, della dolce Jin Ping e di C.J, Big G e Johnny the fart.
Però: gli italiani non solo fanno da mangiare meglio e “do it better”, che son sempre luoghi comuni ma veri. Gli italiani più di tutto: non hanno quindici figli a 26 anni. Non cenano alle cinque. Non trovano divertente passare il pomeriggio a fare il pic-nic di cose fredde e frullate nei parchi per bambini.

Gli italiani..escono di casa. Non sono molti i popoli che lo fanno. Uscire di casa. Bere un caffè..fuori. incontrarsi per chiacchierare..spontaneamente.
Nei miei mesi laggiù ho frequentato CJ, Jin Ping, ecc. Ma ho frequentato anche gli altri italiani. Lo confesso. E con loro mi sono sentita a casa. Con loro è stata subito famiglia. Con loro uscivo, fuori dai backyard. Per strada. Addirttura andavo.. al baaar a bere il caffè (eco e tuoni). Ovvio, un bar italiano.
L’altro luogo comune che ho deciso di sfatare è l’usanza dell’italiano all’estero (che sia per vacanza, lavoro, vita) di iniziare a scrivere in inglese. Postare in inglese, per la precisione (che già “postare” non esiste in italiano, ma vabe’). Generalmente in inglese grammaticalmente scorretto. Perchè? perché se no John e Abzullah non capiscono il vostro status? volete farmi credere che dopo un giorno avete già una tale rete di amici internazionali da non potervi più permettere di scrivere nella vostra lingua?? Come dite? Tanto scrivevate sbagliato anche in italiano? E in inglese uno può dire non è la mia lingua madre, ma in italiano non ha giustificazioni? Ok, mi avete convinta.
Infine, ho imparato che casa è casa. Che è vero che viaggiare è stupendo, che è vero che è un’esperienza impagabile, che è vero che ci sono posti dove la qualità della vita, il modo di lavorare, le possibilità di crescita sono molto migliori. Ma devono piacerti i pic-nic. E i bambini.
Io per ora resto qua.

 

Cretina

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Scritto da Cretina

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